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Descrizione

Il territorio gravitante intorno all'attuale Gravellona Toce, situata all'imbocco della Valle dell'Ossola, costituisce un areale di notevole interesse archeologico, ambientale, paesaggistico e storico-culturale. Il sito è infatti un significativo crocevia di importanti reti fluviali, lacustri e terrestri, note a partire almeno dalla preistoria recente e stabilizzati in epoca romana, che collegavano, allora come oggi, la pianura padana occidentale con la Svizzera.

Ormai abituati ad un trasporto di merci e persone che avviene prevalentemente via terra, per comprendere le scelte insediative del passato dobbiamo modificare la nostra visione. è il Po infatti che, navigabile fino a Torino, con il suo ricco insieme di affluenti costituiva una sorta di autostrada dell'antichità, favorendo i rapporti con le altre popolazioni italiche e transalpine continentali, collegando le Alpi con il Mediterraneo tramite l'Adriatico.
Un perno fondamentale di questo sistema era costituito dal complesso fluvio-lacuale Ticino-Verbano con la sua fitta rete di immissari, tra cui il Toce e la Strona. Considerando che fino all'altomedioevo (intorno all'anno mille) Gravellona Toce si affacciava direttamente su un'ampia insenatura del Lago Maggiore, non stupisce quindi che sulle sue sponde abbia trovato collocazione il centro di Pedemonte.

Discontinua e sporadica risulta la frequentazione del sito nella prima età del Ferro (VII-V secolo a.C.) riferibile essenzialmente a corredi che accompagnano una ridotta serie di sepolture (5) ascrivibili alla cultura di Golasecca, popolazione che fiorì tra Piemonte e Lombardia basando la propria ricchezza sul controllo delle vie commerciali tra l'Italia e l'Europa centrale. 
La seconda età del Ferro vede la migrazione verso la pianura padana e la conseguente sedentarizzazione dei Celti transpadani (nel nostro areale i Leponzi sui monti e gli Insubri in pianura) con un mutamento di vocazione dell'idrovia verbano-ticinese che da tramite commerciale diviene varco facilitato per lo spostamento degli uomini agevolando l'attraversamento delle Alpi (IV-III secolo a.C.). 
Nei secoli della romanizzazione (II-I secolo a.C.) nascono e fioriscono siti che occupano i punti cruciali delle vie di collegamento fluviali e terrestri, anche nell'ottica del controllo all'accesso alle risorse naturali come quelle minerarie: prima la leponzia Ornavasso, seguita tra la fine del II secolo e gli inizi del I secolo a.C. dall'insediamento gravellonese di Pedemonte, costituito da una comunità di confine caratterizzata da una cultura mista insubro-leponzia; di poco successivo il centro di Mergozzo. 
Dopo la conquista romana, in particolare in età augustea e giulio-claudia, Gravellona Toce continua a mantenere la sua nevralgica funzione commerciale a medio e lungo raggio, ma diviene rilevante anche quella militare connessa al trasferimento delle legioni verso il Reno.

In questo panorama l'eccezionalità del centro di Pedemonte è ascrivibile all'individuazione non solo della citta "dei morti", ma anche, caso pressoché unico nel Piemonte nordorientale, di quella "dei vivi". Le attività dello scopritore Felice Pattaroni si concentrarono sull'indagine delle oltre 120 tombe inquadrabili tra l'ultimo quarto del II secolo a.C. e almeno il IV secolo d.C. I corredi ci restituiscono l'immagine di un centro pedemontano agricolo (coltura dei cereali, tra cui spicca la segale, e della vite), dedito allo sfruttamento del legname e soprattutto all'allevamento ovo-caprino e all'uso dei suoi derivati (lana, latte, formaggio).
I dati sono confermati dai reperti dell'abitato recuperati in tre edifici, chiamati al momento della scoperta Casa del Forno, Stalle e Casa del Pescatore, che insieme ad una serie di murature solo parzialmente indagate da Pattaroni consentono di ipotizzare l'esistenza di un insediamento più ampio e articolato rispetto a quanto noto, esito di diverse fasi costruttive e attivo almeno fino al V secolo d.C.
Resti dell'abitato di Pedemonte
Resti dell'abitato di Pedemonte
Gravellona Toce fu nell'antichità significativo crocevia di importanti reti fluviali, lacustri e terrestri che collegavano la pianura padana occidentale con la Svizzera, proprio come avviene oggi. Il Po con il suo ricco insieme di affluenti costituiva
una sorta di autostrada dell'antichità, favorendo i rapporti con le altre popolazioni italiche e transalpine continentali, collegando le Alpi con il Mediterraneo tramite l'Adriatico. Un perno fondamentale di questo sistema era costituito dal complesso fluvio-lacuale Ticino-Verbano con la sua fitta rete di immissari, tra cui il Toce e la Strona. L'antico insediamento di Pedemonte sorse proprio sulle sponde del Lago Maggiore, considerando che fino all'altomedioevo (intorno all'anno mille) Gravellona Toce si affacciava direttamente su una sua ampia insenatura.
Discontinua e sporadica risulta la frequentazione nella prima età del Ferro (VII-V secolo a.C.) segnalata da un piccolo nucleo di sepolture golasecchiane. Nella seconda età del Ferro la migrazione e la conseguente sedentarizzazione dei Celti transpadani (i Leponzi sui monti e gli Insubri in pianura) (IV-III secolo a.C.) à ben percepibile nei corredi della fase della romanizzazione (II-I secolo a.C.) quando, accanto ai centri di Ornavasso e Mergozzo, sorgerà l'insediamento gravellonese di Pedemonte, costituito da una comunità di confine caratterizzata da una cultura mista insubro-leponzia. Dopo la conquista romana, in particolare in età augustea e giulio-claudia, Gravellona Toce continua a mantenere la sua nevralgica funzione commerciale a medio e lungo raggio, ma diviene rilevante anche quella militare connessa al trasferimento delle legioni verso il Reno.

In questo panorama l'eccezionalità del centro di Pedemonte à ascrivibile all'individuazione non solo della citta "dei morti", ma anche, caso pressoché unico nel Piemonte nordorientale, di quella "dei vivi". Le attività dello scopritore Felice Pattaroni si concentrarono sull'indagine delle oltre 150 tombe inquadrabili tra l'ultimo quarto del II secolo a.C. e almeno il IV secolo d.C. I corredi ci restituiscono l'immagine di un centro pedemontano agricolo (coltura dei cereali, tra cui spicca la segale, e della vite), dedito allo sfruttamento del legname e soprattutto all'allevamento ovo-caprino e all'uso dei suoi derivati (lana, latte, formaggio). I dati sono confermati dai reperti dell'abitato recuperati in tre edifici, chiamati al momento della scoperta Casa del Forno, Stalle e Casa del Pescatore, che insieme ad una serie di murature solo parzialmente indagate da Pattaroni consentono di ipotizzare l'esistenza di un insediamento più ampio e articolato rispetto a quanto noto, esito di diverse fasi costruttive e attivo almeno fino al V secolo d.C.

Rovine della fortezza medioevale
Rovine della fortezza medioevale
"Il nostro paese ha avuto una sorte singolare: fu un centro importante ai tempi dell'Impero romano, come testimoniano ampiamente le numerose tombe di quel periodo, scoperte da Felice Pattaroni, mentre venne quasi cancellato dalla storia più vicina a noi, a seguito dell'orrendo saccheggio, compiuto dai Tornielli di Novara nel 1310. Da quella triste data la popolazione si disperse e si allontanò dal borgo medievale, che sorgeva intorno alla chiesa di S. Maurizio, per ridursi al di là del torrente Strona e sulle pendici delle montagne circostanti. Gli statuti della città di Novara del resto esplicitamente riferiscono del divieto di riedificare Cerro (antico nome dell'insediamento di origine romana) né nello stesso luogo di prima, né nello spazio di due miglia, tranne in Mergozzo oltre il Toce ed in Gravellona oltre lo Strona"
E. Guida, Vicino alla Crociera, 1984

La zona seguì nell'alto medioevo i fermenti storici legati alle guerre tra il Papato e l'Impero e alle lotte tra Guelfi e Ghibellini e si assistette a una lunga serie di episodi cruenti, a distruzioni e saccheggi. Con la fine del Medioevo, la zona del novarese (1308) si trovò contesa tra i Visconti e Giovanni II Paleologo, marchese di Monferrato; il marchese assoldò per riconquistare Novara (1358) la famigerata "Compagnia bianca", composta di soldati di ventura inglesi che per alcuni anni devastarono i borghi del novarese inclusa Gravellona Toce (1361).
Solo nel 1395 il novarese fu concesso ufficialmente al ducato dei Visconti, ai quali poi succedettero gli Sforza (1450). Le guerre scoppiate in quel periodo in Italia, la calata di spagnoli e francesi nella penisola portarono nuovi lutti e miserie nel novarese e a Gravellona: la pace di Cateau-Cambrésis segnò l'inizio del dominio spagnolo.
Dominio che si concluse nel 1713 con la pace di Utrecht e Rastadt (Guerra di Successione Spagnola) che sancì la cessione del milanese agli austriaci.
Con la pace di Aquisgrana (1748 - Guerra di Successione Austriaca) i Savoia, in cambio dell'aiuto dato a Maria Teresa d'Austria, ottennero l'annessione dell'alto novarese. Nel 1797 Gravellona si trovò a far parte della Repubblica Cisalpina; fino al ritorno di Napoleone Bonaparte dalla sfortunata campagna egiziana, la zona di Gravellona Toce fu teatro di una serie di scontri armati e di occupazione da parte delle truppe russe del maresciallo Suvarov.
Dal 1805 Gravellona entrò a far parte del Regno d'Italia fino alla caduta di Napoleone.

Nel periodo napoleonico sicuramente si pongono le premesse per il sorgere del centro e per la sua rapida crescita. La strada napoleonica (1805) non solo migliorava le comunicazione dell'Ossola e delle zone vicine, ma le avvicina e le inserisce nel largo movimento del progresso che la nascente civiltà industriale suscita in molti Stati europei. La nuova Gravellona sorge proprio intorno al punto in cui le strade, provenienti dal lago d'Orta e dal Verbano, tagliano la grande via che unisce la Svizzera e la Francia alla Lombardia e a Milano.
Dopo il Congresso di Vienna il novarese rientrò fra i possedimenti dei Savoia, e infine (1861) andò al neonato Regno d'Italia. Nel 1884 la costruzione della linea ferroviaria Novara-Domodossola e, successivamente, il traforo del Sempione danno "nuovo slancio ai traffici ed alle iniziative gravellonesi: non solo, il passaggio dei veicoli si fa più intenso ma anche numerosi tecnici ed operai, provenienti da altre regioni, ristabiliscono definitivamente nel nostro centro." (E. Guida, Vicino alla Crociera, 1984)

La crescita economica favorita dallo sviluppo delle vie di comunicazione non fu da tutti salutata con lo stesso entusiasmo: "l'ultimazione dei lavori ferroviari per il passaggio della linea Novara-Domodossola non fu affatto facile poiché ci fu una vera e propria rivolta delle donne di Pedemonte. Il terrapieno troncava la strada maestra che recava al cimitero e così le donne di notte scendevano con picchi e pale e buttavano tutto per aria." (L. Faraci, "Gravellona diventa Comune" in Le Rive. Bimestrale di cultura, ambiente, turismo fra Piemonte e Lombardia, Gennaio-Febbraio 2007)
Industrie
Industrie
"I gravellonesi, trovandosi all'incrocio delle strade provenienti dal
lago d'Orta e dal lago Maggiore e dalla grande strada che univa Francia e
Svizzera alla Lombardia, ne trassero un vantaggio immediato. Dapprima
sorsero locande per viaggiatori, stazioni per cavalli, carri e merci;
poi, data la ricchezza d'acqua e la felice posizione geografica,
insediamenti industriali."
E. Guida, in "Dal Villaggio Celtico Romano di Pedemonte a Gravellona Città", maggio 2004

"Nel
1844 la ditta Pariani acquista una cartiera; nel 1862 il cotonificio
Furter inizia la sua attività. La Ditta Cirla e Lanfranchi sviluppano
industrialmente la lavorazione del sasso. Questi maggiori impianti
stimolano altre iniziative e rendono più articolata e varia l'economia
gravellonese. Gli operai, gli scalpellini, i fabbri, i falegnami, i
sellai, i carradori, i maniscalchi superano ormai il numero dei
contadini. Nascono pure grosse imprese di trasporti. Spesso uno o due
componenti di famiglia si impiegano nelle grosse fabbriche e così si
assicurano una regolare entrata di denaro, la quale favorisce un
commercio meno stentato."
E. Guida, in "Dal Villaggio Celtico Romano di Pedemonte a Gravellona Città", maggio 2004

"Un'altra
attività degna di essere ricordata è quella degli scalpellini: dapprima
si trattava solo di piccole "sostre"(deposito con tettoie per la
lavorazione delle pietre). Con l'acquisto delle cave di granito a Baveno
e sul Montorfano da parte della ditta Cirla (1880) e la conseguente
costruzione dello stabilimento di Gravellona per la lavorazione
meccanica dei graniti si ebbe una vera e propria rivoluzione in questo
campo. Qui, nel 1883, per prima in Italia, diede inizio alla tornitura
delle colonne mediante speciali macchine fatte appositamente costruire
ad Aberdeen (Scozia). (...). Diede grande impulso all'impiego del
granito, in sostituzione del marmo, data la miglior resistenza
all'usura: impossibile citare tutto ciò che realizzò (...). Le cronache
dell'epoca ci dicono che fu la più grande industria italiana del
settore. Vi lavorarono sino a 200 operai."
A. Ragnoli, "Fabbriche e
operai", in Le Rive. Bimestrale di cultura, ambiente, turismo fra
Piemonte e Lombardia, Gennaio-Febbraio 2007

Nel 1844 Giovanni Battista Guidotti e Donato Pariani si trasferirono da Intra a Gravellona con la loro tintoria. In seguito aggiunsero la filatura e poi potenziarono con la ritorcitura del cotone. Arrivarono ad assumere fino a 750 dipendenti. L'attività continuò fino al 1965 senza modifiche, poi ci fu una crisi per cui l'azienda fu affittata alla ditta Manspugna di Milano. Cessò definitivamente nel 1973. Possedeva inoltre un reparto agricolo con una notevole estensione di terreni, prati, il frutteto e l'allevamento di mucche per la vendita diretta del latte.

La ditta Furter sorse nel 1862 nella attuale zona di Santa Maria. Fondata da un industriale svizzero, Federico Furter, fu la prima industria filaturiera della zona. Successivamente si aggiunse anche la tessitura. Alla morte di Federico Furter, la conduzione dell'azienda passò al genero Teofilo Rothpletz dal 1878 al 1898. Nel 1919 l'azienda venne ulteriormente ampliata con l'aggiunta della tintoria e la fabbrica si specializzò nella produzione del tessuto di cotone chiamato "massaua", adatto alla confezione di abiti da lavoro. I dipendenti passarono dagli iniziali 50 a 1200. Ben tre generazioni di gravellonesi lavorarono in queste fabbriche. già dal 1850 furono costruite case per i dipendenti e, associato alla fabbrica, per facilitare il lavoro femminile, nel 1868 venne costruito l'asilo infantile. Nel 1905 fu invece aperto il convitto per le operaie che venivano da fuori provincia. Federico Rothpletz inoltre creò dei fondi di previdenza per i lavoratori e l'assistenza contro gli infortuni sul lavoro. La moglie del signor Rothpletz insegnava alle ragazze del paese a ricamare, la musica e le buone maniere. Alcuni anni dopo la morte di Federico Rothpletz (avvenuta nel 1932), la fabbrica fu ceduta al gruppo Riva di Legnano per poi essere definitivamente chiusa nel 1955.
La crescita economica, l'aumento della popolazione attiva e residente (dai 350 abitanti del 1793 ai circa 1600 del 1879 che arrivano a toccare le 3000 unità all'inizio del XX secolo), l'esigenza di servizi (nel 1853 le Regie Poste autorizzano l'apertura di un ufficio postale e nel 1884 è lo stesso comune di Casale a distaccare un proprio ufficio a Gravellona) sono i fattori determinanti per l'ottenimento del distacco dal Comune di Casale Corte Cerro.

A testimonianza del fermento e dell'intraprendenza della comunità gravellonese devono essere ricordate, nel campo socio-assistenziale, le strutture realizzate dalle aziende stesse per garantire ai lavoratori un minimo di aiuto: la Guidotti & Pariani fece costruire la prima casa popolare (1850), la Congregazione di Carità (istituzione preposta al oordinamento di tutte le attività comunali dedite all'assistenza della popolazione) istituì l'asilo infantile (1860), per
"permettere alle madri di attendere tranquille al loro lavoro" (Don Angelo Ferrari, Linee di storia gravellonese, 1974) cui si sommano le latterie sociali (attive già nel 1879), le società operaie di mutuo soccorso, i circoli e le cooperative operaie di consumo. Infine non manca nemmeno un certo fermento politico, tanto che Gravellona porterà un suo concittadino, il Cav. Giovanni Capra, a sedere nel parlamento liberale.

Ormai Gravellona non poteva più dipendere da un altro comune: nel 1888 un'istanza firmata da Francesco Camona e da altri sei consiglieri comunali è presentata al prefetto di Pallanza per ottenere la piena autonomia e, nel 1910, il Commissario del Governo che viene incaricato di relazionare sulla fondatezza della richiesta dei gravellonesi di non essere più frazione di Casale Corte Cerro, con queste parole sancisce la nascita del Comune di Gravellona Toce:
"Mirabile lo sviluppo industriale manifatturiero di Gravellona Toce. Qui infatti ergono i loro fumaioli due cotonifici importantissimi per estensione, per numero di operai, per produttività: l'uno, quello della Ditta Guidotti-Pariani (filatura) forte di 300 operai; l'altro, della Ditta Furter, che ne conto ben 500. A Gravellona si accentra la lavorazione dei graniti e dei marmi delle vicinissime cave di Baveno e del Mont'Orfano e di quelle di Ornavasso e di Candoglia. Così lo stabilimento Cirla, con 60 operai, quello dei f.lli Lanfranchi con 30, le Ditte Maffioli, Frattini, Peduzzi, con una forza complessiva di oltre 100 operai. Ricorderò ancora lo stabilimento Bertinaria pei cartoni catramati, e le officine di due importanti società di produzione d'energia elettrica. La Società Forze Motrici dell'Anza, e le Imprese Elettriche Conti. Tutto questo a tacer d'altre minori, svariate industrie, quali segherie meccaniche, lavoratori meccanici, tornerie in legno ecc.ecc... Tale sviluppo giustifica il continuo aumento della popolazione, e il conseguente sviluppo edilizio cosicché a chi, cone me, ricorda la Gravellona di 10, o 12 anni or sono, non può non produrre una viva impressione il veder oggi la quantità di case operaie, di abitazioni civili che è sorta da allora col favore anche delle speciali condizioni del luogo. Parallelo si riscontra lo sviluppo commerciale. Si possono così trovare a Gravellona negozi di ogni genere, alcuni veramente rimarchevoli, ottimi alberghi, esercizi pubblici in quantità. Fiorenti Cooperative Operaie di Consumo, circoli vinicoli, Società Operaie di M.S. aiutano ed incoraggiano il commercio ed oppongono un efficace impedimento al pauperismo, qui pressoché sconosciuto. Il commercio medesimo è del resto favorito in Gravellona dalla posizione stessa in cui essa si trova. Posta infatti al punto di incrocio di due grandi arterie stradali essa è quasi un luogo di sosta, di rifornimento. Ad essa convergono, per acquisti, per interessi, gli abitanti dei paesi limitrofi"

Con la legge numero 1293 del 12 dicembre del 1912 nasce il Comune di Gravellona Toce e Francesco Camona è proclamato Sindaco. Il municipio fu collocato provvisoriamente nell'attuale casa Bavagnoli, in Corso Marconi. Dopo qualche anno, il secondo sindaco, l'Ing. Emilio Lagostina, acquistò l'edificio che rimase sede della casa comunale per oltre mezzo secolo.
Dopo soli due anni dalla conquista dell'autonomia comunale, lo scoppio della prima guerra mondiale chiese al paese un pesante contributo di vite umane, 68 caduti. In loro ricordo i gravellonesi

"con encomiabile senso pratico, anziché fare inutili spese decorative, preferirono costruire l'attuale sede dell'asilo quale monumento ai loro caduti".
Don Angelo Ferrari, Linee di storia gravellonese, 1974

A Gravellona, durante il fascismo, le prime squadracce incontrarono una manifesta ostilità, essendo la popolazione non abituati ad accettare soprusi e violenze. Ma questi "antifascisti" dovettero rifugiarsi in Francia, abbandonando le loro famiglie. In quel periodo Gravellona dal punto di vista economico non crebbe molto, tuttavia si arricchì di alcune strutture indispensabili al nuovo Comune: scuole elementari, pineta comunale, colonia solare, un nuovo campo sportivo. Poi, negli anni '30, furono asfaltate dall'ANAS le grandi strade di comunicazione, che attraversavano il paese, fu ampliata la rete distributiva dell'acqua potabile, quasi tutte le abitazioni ebbero la luce elettrica. Nella crociera sorsero alcune case nuove, che resero il centro cittadino meno vuoto. Le attività lavorative restarono pressoché le stesse, tutto gravitava intorno alla Furter e Pariani e alla Ditta Cirla Graniti, mentre sempre di più si riduceva l'agricoltura. Nel 1935 scoppiò la Guerra d'Africa cui parteciparono diversi gravellonesi. Il secondo conflitto mondiale era alle porte, con le sue conseguenze nefaste.
Benedizione dei caduti
Benedizione dei caduti
"Dal 13 al 15 di settembre 1944 si svolge nell'abitato di Gravellona Toce una furiosa battaglia tra i partigiani ed i nazifascisti, presidianti il paese con ingenti ed agguerrite forze a difesa delle importanti vie di comunicazione. In quell'occasione i combattenti della libertà, ormai rafforzatisi, osarono, in contrasto con la tattica delle guerriglia, attaccare le munite fortificazioni nemiche. Quello fu forse il più lungo ed il più cruento scontro in campo aperto di tutto il periodo della resistenza italiana tra i partigiani ed i loro nemici. Gravi le perdite di entrambe le parti, notevoli i danni agli edifici, alle strade ed ai servizi."
E. Guida, in "Dal Villaggio Celtico Romano di Pedemonte a Gravellona Città", maggio 2004

"Se ci furono errori e la vittoria mancò, mai come in quel momento i tedeschi ed i fascisti capirono che cosa potesse il desiderio di libertà negli animi dei partigiani. Ben presto contro lo slancio e la foga dei patrioti non sarebbero più bastate né le fortificazioni né le armi più potenti. Dunque rimanga nelle generazioni a venire il ricordo di quelle giornate gravellonesi e sia lode a quelli, che a Gravellona combatterono, ai morti ed ai vivi."
E. Guida, Vicino alla Crociera, 1984



L'antico tram
L'antico tram
"Finita la seconda guerra mondiale i giovani tornati dai campi di prigionia, o scesi dai monti si rimboccarono le maniche per ricostruire e progredire, traendo anche profitto dalle esperienze e dagli incontri avuti nei paesi di cultura più evoluta o meno."
E. Guida, in "Dal Villaggio Celtico Romano di Pedemonte a Gravellona Città", maggio 2004.

I gravellonesi ripresero a lavorare, ma il loro modo di concepire la vita era stato completamente sconvolto dalla guerra. Alcuni intrapresero nuovi lavori, come gli autotrasportatori, altri compravano o rivendevano tutto quello che trovavano nei depositi militari.
A Gravellona cambiarono diverse cose: fu soppresso il tram, sostituito da corriere, i binari furono coperti con l'asfalto, comparve un particolare veicolo chiamato "Tigrai", adibito nei giorni lavorativi al trasporto delle operaie della Furter provenienti da Mergozzo e Ornavasso e, nei giorni di festa, usato per le gite delle associazini. Le automobili erano ancora molte poche, mentre aumentava il numero delle moto. Più tardi comparvero i camion, residuati bellici americani.
Veduta del paese negli anni 50-60
Veduta del paese negli anni 50-60
"Un grosso pericolo si profilò negli anni 1953-55 quando si verificò la crisi del tessile. Vennero chiusi alcuni grandi stabilimenti. Tuttavia il timore di un brusco arresto della crescita svanì in fretta. La laboriosità e l'intraprendenza dei cittadini ovviarono ai danni. Quasi subito gli edifici e le vaste aree di pertinenza degli stabilimenti accolsero nuove attività. A riprova di tutto ciò Gravellona in quegli stessi anni fu in grado di offrire lavoro e decorosa esistenza alle numerose famiglie vittime della spaventosa alluvione del Polesine L'amministrazione comunale con felice intuizione progettò la zona industriale nelle zone un tempo riservate al pascolo ed all'agricoltura. Il Sindaco Cavagnino Mario, accogliendo la proposta di Lanza Dino e Pagani Ferruccio, consiglieri di minoranza, nel giro di pochi anni riuscì a superare le inevitabili remore burocratiche ed a realizzare anche con il concorso degli imprenditori più coraggiosi la prima area industriale della provincia. Fu subito un accorrere di imprese che nelle città vicine erano allontanate dai centri urbani per ragioni varie, per ristrettezza di spazio o per le nuove norme dei piani regolatori. Altre famiglie di operai e di dirigenti come già al tempo della costruzione della ferrovia o del traforo del Sempione si trasferirono ancora a Gravellona. Il boom economico degli anni 60 causa la grande immigrazione delle genti meridionali verso il nord, Gravellona come altri paesi della zona assorbe una parte notevole di uomini e donne che si inseriscono rapidamente nelle varie attività e dimostrano laboriosità ed intraprendenza. Ben presto nelle varie attività industriali, artigianali e commerciali con la loro intraprendenza e tenacia acquistano nella comunità posizioni di rilievo. Non avrebbe potuto accadere diversamente: il paese per tradizione dalla sue lontane origini aveva accolto di buon grado e senza pregiudizi chi venisse da altre regioni per lavorare e stabilirsi definitivamente."
E. Guida, in "Dal Villaggio Celtico Romano di Pedemonte a Gravellona Città", maggio 2004
Il crollo del ponte napoleonico
Il crollo del ponte napoleonico
"L'alluvione del 2 novembre 1968 fu veramente disastrosa. Era cominciato a piovigginare il pomeriggio del giorno dei Santi. Il giorno dei Morti, l'acqua prese a cadere in modo diverso. Scrosci violentissimi seguiti da brevi pause, poi di nuovo altri rovesci d'acqua d'intensità sempre maggiore. Così per tutta la mattina. Verso mezzogiorno la situazione peggiorò ancora, le vie ribollivano e fumavano mentre il cielo si faceva sempre più nero. Quattro ore più tardi lo Strona, gonfiandosi a dismisura, fece crollare e travolse il ponte napoleonico."
E. Guida, Vicino alla Crociera, 1984

Le comunicazioni erano interrotte tra le due parti del paese, non solo, tutto il traffico della strada del Sempione era bloccato. Autorità comunali e provinciali si trovavano di fronte a problemi gravissimi, tanto più che dopo pochi giorni anche il grosso ponte sul Toce fu dichiarato intransitabile, poiché presentava un abbassamento considerevole del piano viabile e crepe preoccupanti.
Si improvvisò a monte del vecchio ponte napoleonico una passerella con travi e tavolati di legno a uso dei pedoni. Le maggiori difficoltà sorgevano per quelli che lavoravano fuori paese. Essi dovevano, a seconda del luogo in cui abitavano, lasciare la macchina dopo aver fatto un lungo giro per l'Ossola, o al "Paesello" o in centro, macchine che raggiungevano il mattino a piedi attraverso la passerella di fortuna.
Furono iniziati tempestivi lavori di ricostruzione dei due ponti ormai inservibili ma, per ovviare alle necessità più urgenti, nel volgere di un mese, si sistemò un ponte militare, tipo Bailej, un po' al di sotto degli sventurati resti del ponte dello Strona.
Sul Toce era stato piazzato invece un ponte di barconi (residuati bellici della 1a guerra mondiale), che fu almeno tre volte reso inutilizzabile da grossi autocarri che di notte abusivamente vi si erano avventurati.
Nel 1972 Gravellona riebbe due ponti completamente nuovi, uno sul Toce e uno sullo Strona e con essi un traffico di automezzi sempre più intenso e caotico.
  • Giuseppe Lagostina, dal 1913 al 1921
  • Ing. Emilio Lagostina, dal 1921 al 1927
  • Cav. Agostino Rolla, dal 1928 al 1930
  • Ing. Luigi Lanfranchi, dal 1931 al 1943
  • Amedeo Teruggi, dal 1945 al 1946
  • Francesco Albertini, dall'aprile al dicembre 1946
  • Ercolano Pergolotti, dal 1946 al 1948
  • Vittorio Campeggi, dal 1948 al 1950
  • Mario Cavagnino, dal 1950 al 1972
  • Giovanni Conti, dal 1972 al 1980
  • Prof. Erminio Guida, dal 1980 al 1990
  • Geom. Rino Porini, dal 1990 al 2004
  • Anna Di Titta, dal 2004 al 2009
  • Avv. Massimo Giro, dal 2009 al 2014
  • dott. Giovanni Morandi, attualmente in carica

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